Giuseppe Intrieri - Fotografia & Natura

Giuseppe Intrieri - Fotografia & Natura

Nome dell'autore: Giuseppe Intrieri

Freelance Photographer & Videomaker. Naturalist and Hiking Guide. My mission : share the knowledge and love for the Nature trough Photography and media.

Hackney Marshes: zone umide fra i palazzi dove uomo e natura convivono

Giuseppe Intrieri

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Zone umide in East London , in mezzo a palazzi e campi da calcio, dove si trova Hackney Marshes?

Circondato dall’Old River Lea e dall’Hackney Cut, Hackney Marshes è un luogo preferito da camminatori, ciclisti e, soprattutto, calciatori dilettanti. Si trova ad nella Londra est, nella zona di Hackney come dice lo stesso nome.

Coprendo 337 acri (136 ettari), le paludi erano una volta una vera palude, regolarmente allagata dalle acque del Lea, ma erano drenate dal Medioevo. Sono stati conservati per uso pubblico nel 1890 e, sebbene alcuni terreni siano stati persi per alloggi e altri sviluppi (e più recentemente per il Parco Olimpico), forniscono uno spazio essenziale per la ricreazione, vantando oltre 80 campi da calcio, rugby e cricket. Un piano di sviluppo multimilionario implementato prima dei Giochi del 2012 ha portato a migliori piazzole, sentieri, piste ciclabili e strutture comunitarie

In tutto questo contesto però Natura e Uomo convivono creando uno scenario unico , dove anche nel mezzo di tutta questa antropizzazione si può osservare natura selvaggia.

Come raggiungere Hackney Marshes?

Per raggiungere Hackeny Marshes ci sono diversi modi, dipende da dove si viene. Prendo come riferimento di destinazione, Hackney Mars Centre, che sarebbe il centro informazioni e ricreativo del parco. Indicazioni qui.

Se si viene da Londra e si vuole raggiungere con la metro le fermate più vicine sono Stratford, che è servita da varie linee (Jubilee Line, Central Line, DLR, Elizabeth Line) e da lì poi camminare a piedi circa 30 min. Un’alternativa è prendere la linea Overground che arriva ad Hackney Wick e da lì a piedi circa 25 min.

Se si viaggia in treno si può raggiungere la stazione Stratford International oppure per chi viene da Nord, la stazione Lea Bridge.

 

Se viaggiate in auto potete raggiungere il parcheggio dell’Hackney Marshes Centre. Indicazioni qui.

Un Airone Cenerino (Ardea cinerea) sulle rive del fiume Lea.

Cosa c'è di particolare ad Hackney Marshes?

Seppur sia un’area circondata da campi da calcio e zone abitative,i marshes sono  un’importante area per la natura e l’ecologia, con aree di nidificazione e svezzamento per gli uccelli e hanno ricevuto una bandiera verde nel 2011.

Appena sotto Lea Bridge Road, una riserva naturale occupa gli ex letti del Middlesex Filter, mentre a sud c’è Wick Woodland, piantato negli anni ’90 con frassini e pioppi neri autoctoni.

Di sicuro ancora una volta rimango affascinato da tutto questo, per molti sembrerà niente, per me invece significa tanto. vedere come la natura prende i suoi spazi e uccelli e ambienti fragili come le zone umide, convivono con il contesto umano circostante. Lasciate un commento nella sezione qui sotto.

Guarda il video su YouTube

i-parchi-di-londra

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Un giro a Colne Valley Regional Park

Giuseppe Intrieri

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Verso Londra attraverso foreste e laghi: dove si trova Colne Valley Regional Park?

Il Colne Valley Regional Park offre la prima e sostanziale immersione nella campagna a ovest di Londra. Fondato nel 1965, il parco si estende da Rickmansworth a nord fino a Staines e il fiume Tamigi a sud, e da Uxbridge e Heathrow a est fino a Slough e Chalfont St Peter a ovest.

Questo mosaico di terre coltivate, boschi e corsi d’acqua comprende 200 km di fiumi, canali e oltre 60 laghi. Fu istituito nel 1965 ed ha una superficie di 43 miglia quadrate, il paesaggio è una commistione di vivaci centri urbani, spazi verdi e vie navigabili, offrendo la prima esperienza di campagna subito a ovest di Londra.

Il Colne Valley Park Trust si impegna a evidenziare questa straordinaria e diversificata area, narrandone la storia, celebrando il ricco paesaggio e preservandone la biodiversità. Sebbene molte persone vivano, lavorino e visitino la Colne Valley, sono ancora troppe quelle che non realizzano che essa costituisce parte di un parco regionale vivace.

Sentieri nei pressi di Stocker's Lake

Come raggiungere Colne Valley Regional Park?

Per raggiungere Colne Valley Regional Park ci sono diversi modi, innanzitutto dipende da dove si vuole andare. Essendo un parco molto esteso da nord a sud bisogna prima deciderne la destinazione esatta e poi valutare come raggiungerlo.

La destinazione può essere una delle varie piccole riserve naturali locali (Local Nature Reserve) presenti nel parco, quali:

e molte altre. Queste in generale è bene raggiungerle in macchina per essere più comodi. Controllando i link di ogni riserva potete trovare informazioni e la mappa.

Se si sceglie di utilizzare i mezzi pubblici si può arrivare a Rickmansworth con la Metropolitan Line o i treni della Chiltern Railways dal centro di Londra, poi con una camminata si può giungere all’estremità nord del parco e visitare alcuni dei suoi laghi fra cui Rickmansworth Aquadrome, Stocker’s Lake a via dicendo. 

Se si ha voglia di giungere più al centro del parco si può raggiungere Denham con il treno da London Marylebone e da lì poi scegliere qualche percorso da fare in base a quanto si è allenati, ci sono vari cammini da fare, alcuni sono indicati qui.  Inoltre da qui è possibile raggiungere in circa 35 min di camminata il centro visitatori del parco.

Insomma, l’incredibile varietà del parco e la sua superficie estesa lasciano solo spazio alla fantasia.

Punto di osservazione delle Sterne vicino a Stocker's Lake

Come mai è importante Colne Valley Regional Park?

Il Colne Valley Park assume un ruolo significativo nella promozione della biodiversità, specialmente grazie alla presenza di vari habitat palustri che si estendono nel suo nucleo. Questi ambienti forniscono rifugio a numerose specie di flora e fauna, situandosi proprio ai margini di Londra. Riguardo alle ufficiali designazioni del sito, il Colne Valley Regional Park include:

– Una porzione di un’Area di Protezione Speciale (Special Protection Area)
– Una sezione di una Riserva Naturale Nazionale (National Nature Reserve)
– 13 Siti di Importanza Scientifica Speciale (Site of Special Scientific Interest)
– 7 Riserve Naturali Locali (Local Nature Reserve)

In aggiunta, vi sono numerosi siti di flora e fauna selvatica a livello di contea, che non sono soggetti a regolamentazioni specifiche, così come boschi antichi e riserve naturali informali.

Il Colne Valley Park rappresenta una meta prediletta sia per gli appassionati di birdwatching che per i sostenitori della conservazione. Luoghi popolari all’interno del parco includono Stockers Lake, Broadwater Lake e le dighe di Staines.

La Herts & Middlesex Wildlife Trust ha sviluppato una serie di documenti informativi focalizzati su alcuni dei migliori siti per l’osservazione della fauna selvatica all’interno del Colne Valley Park, potete trovarli qui

Che tipi di habitat ci sono a Colne Valley Regional Park?

Il Colne Valley Regional Park offre una diversificata gamma di habitat che attira un’ampia e variegata fauna selvatica, conferendogli un valore eccezionale così vicino a Londra.

A meridione, si estendono rilevanti distese umide di pascolo e habitat di prato di pianura presso Staines Moor SSSI (Sito di Interesse Scientifico Speciale o Site of Special Scientifici Interest), insieme a altre zone di prato di buona qualità. Dirigendosi verso nord, l’abbondanza di bosco deciduo cresce, portando a un cambio nel paesaggio che favorisce una varietà diversificata di fauna selvatica.

Il Colne Valley riceve il contributo di vari fiumi, tra cui il Colne stesso, i quali forniscono habitat essenziali e contribuiscono a sostenere le distese umide di pascolo e altri habitat ripariali nel parco.

Altri esempi di habitat prioritari comprendono una porzione di bosco antico in Ruislip Woods e una combinazione di bosco e landa in Black Park country park. Tra le specie che è possibile avvistare nella valle ci sono i martin pescatori, insieme a una vasta gamma di uccelli acquatici, bisce dal collare e cervi Muntjac.

Airone Cenerino all'interno del parco
Svasso Maggiore con piccolo al seguito

Io ci sono stato ed ho esplorato soltanto la parte nord che include Rickmansworth Aquadrome Nature Reserve, Stocker’s Lake Nature Reserve e Springwell Lake. Sicuramente ci tornerò perchè come avete potuto capire questo parco è enorme e merita di essere esplorato per vari aspetti. Spero l’articolo via sia piaciuto e sia siatto utile ad invogliarvi a visitare questo nuovo parco, forse ancora sconosciuto ai più, ad ovest di Londra.

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Come riconoscere una Vipera da altri serpenti quali i Colubridi?

Giuseppe Intrieri

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Questi animali fantastici sono ancora oggi vittima di ignoranza: rimediamo

Ancora oggi, purtroppo, nonostante l’evoluzione, la tecnologia, la possibilità di reperire informazioni online; c’è molta disinformazione. Che sia una cosa voluta, per pigrizia o per altro non lo so, ma di certo non va bene così.

I rettili, e in particolare i serpenti, sono fra gli animali più colpiti da questo fenomeno. Come sostengo sempre alla base di tutto c’è la conoscenza e se non si ha quella, viene fuori la paura, la disinformazione e tutto il resto.

In questo articolo voglio mostrarvi alcune basilari differenze fra la Vipera (vale per le sue diverse specie) e gli altri serpenti diciamo non appartenenti a questa specie (in genere li chiamerò Colubridi in questo articolo, possono essere Biacchi, Saettoni, Bisce e così via).

Differenze che quindi aumenteranno la vostra conoscenza e magari la prossima volta non ucciderete più dei serpenti assolutamente innocui che vengono scambiati per Vipere.Non significa che uccidere una Vipera è corretto, è per dire che almeno cerchiamo di limitare il fenomeno grazie alla conoscenza e alle differenze che caratterizzano questi animali.

Quante specie di vipere vivono in Italia?

Partiamo dall’elencare quante specie di Vipera esistono in Italia, che fra l’altro sono gli unici serpenti velenosi presenti nel nostro paese. Sono presenti 5 specie che sono diffuse con distribuzione diversificata in tutta Italia, tranne la Sardegna dove non vi sono serpenti velenosi.

Vipera Aspis (aspide)
È diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, il suo habitat preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, ha un’ indole mite e solitamente fugge se molestata. 

Vipera Berus, o marasso palustre
Diffusa in montagna, presente nel Nord Italia, è piuttosto aggressiva. La si può trovare anche in acqua. Se viene provocata attacca facilmente.

Vipera Ammodytes o vipera del corno
Presente soprattutto nel nord-est dell’Italia. Facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso fra le specie presenti in Italia.

Vipera Ursinii, o vipera dell’Orsini
Presente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. Di dimensioni piuttosto piccole è la meno pericolosa.

Vipera dei Walser 
La vipera walser appartiene alla famiglia Viperidae, ed è diffusa in Italia nelle Alpi occidentali, nella zona di Biella e nell’alta Valsesia.

Un esemplare di Vipera aspis

Quali sono le dimensioni e il colore di una Vipera?

Il colore di questo animale varia molto (come tutti i rettili) innanzitutto in base alla specie di appartenenza, poi alla zona in cui vive, alla sua alimentazione e all’habitat che frequenta. I colori variano da tonalità di grigio scuro a colorazioni color crema, colori tendenti all’arancio chiaro e giallo sbiadito.

In generale questo serpente non supera il metro di lunghezza, tutte le specie sono inferiori ai 100 cm. La Vipera aspis raggiunge generalmente gli 80 cm, la Vipera berus i 90cm, la Vipera ursini (che è la più piccola) in genere non supera i 50cm e così via.

La Vipera e gli altri serpenti appartengono alla stessa "Famiglia"?

Questa è una domanda che spesso mi viene fatta e in effetti scientificamente la risposta è no.

In Italia esistono circa 20 specie di Serpenti, tutte queste fanno parte della Classe di Vertebrati che prende il nome di Reptilia. La Vipera (e le sue 5 specie presenti sul territorio) fanno parte della famiglia Viperidaementre la maggior parte degli altri serpenti che non sono Vipere si ascrivono alla famiglia dei Colubridae. In questo articolo non scendo troppo nei dettagli parlando di tassonomia con classificazioni dettagliate; è giusto una differenziazone per far capire la differenza fra la Vipera e gli altri serpenti.

Alcuni esemplari di Colubridi

Come si distingue la Vipera dagli altri serpenti?

Il motivo di questo articolo è dato dal fatto che molto spesso, ancora oggi, si ha poca conoscenza e quindi tanti serpenti del tutto innocui, e utilissimi invece agli ecosistemi, vengono uccisi per paura perchè scambiati per vipere. Tutto questo per una mancanza di conoscenza delle specie, per leggende popolane o semplicemente ignoranza, cioè proprio il fatto di ignorare quale sia la realtà dei fatti e punire comunque questi splendidi animali senza un motivo di fondo. Non è assolutamente giustificato uccidere una Vipera in ogni caso, questo articolo ha lo scopo di informare ed evitare almeno l’uccisione di animali innocui.

Una Vipera si distingue dagli altri serpenti presenti in Italia (che per semplicità chiamiamo Colubiridi come citato sopra) per diverse caratteristiche:

  • La Vipera ha una testa triangolare o che ricorda questa forma, i Colubiridi ce l’hanno ovoidale.
  • In generale la Vipera ha sempre un corpo tozzo e come detto già sopra non supera mai il metro di lunghezza. I colubridi invece hanno un corpo più affusolato ed alcune specie superano abbondantemente il metro di lunghezza.
  • La coda della Vipera si assottiglia e si restringe bruscamente, a differenza dei Colubridi che ha un’affusolatura graduale.
  • Le squame delle Vipere sono carenate cioè è presente una cresta al centro delle squame, mentre nei colubridi sono lisce.
  • In particolare le squame sul capo di questi serpenti sono anche un elemento molto identificativo: nella Vipera non è possibile distinguere bene le singole squame mentre nei Colubridi si.
  • Un altro elemento di identificazione sono gli occhi: le Vipere hanno pupille verticali e strette mentre i Colubridi le possiedono rotonde, simili a quelle dei gatti.

Come potete notare gli elementi per distinguere questi animali sono tanti, anche per chi magari può avere una lecita paura di un incontro con determinati animali, ha tutto il tempo di valutare e decidere se allontanarsi senza però uccidere i poveri serpenti che in realtà non fanno altro che vivere nel luogo dove sono destinati a vivere.

Di seguito alcune immagini per farvi comprendere e apprezzare meglio queste differenze.

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Catania: il mercato del pesce

Giuseppe Intrieri

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Una tradizione dal fascino unico che dura da secoli

L’uomo ha ciclicamente riprodotto i suoi usi e i suoi costumi nel corso della sua storia, magari sono cambiati i mezzi, le attrezzature e il modus operandi, ma il fine di determinate azioni è rimasto immutato.

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato, le epoche mai trascorse e le quotidianità svolte sempre allo stesso modo; con la stessa intensità, la stessa velocità e forse anche lo stesso ordine quotidiano.

Uno di questi luoghi è il mercato del pesce di Catania.

Pescatori spiegano la merce ai clienti
Polpi in esposizione fra i banchi del mercato

Quando è nato il mercato di Catania e dove si svolge?

Il mercato del pesce di Catania, detto “A Piscaria“, è sopravvissuto insieme all’altro mercato storico “Fera do Luni” nello stesso posto dove ha avuto la sua nascita. Il mercato occupa la sua attuale sede dall’inizio del diciannovesimo secolo (1800), quando vennero scavate le mura risalenti al Cinquecento per creare la galleria del mercato ittico. Si svolge tutti i giorni.

Con il passare del tempo il mercato si estese fino alle vicine Piazza di Alonzo e Piazza Pardo, che ad oggi rappresentano la sua cornice di esistenza. Caratteristica della “Piscaria” così come della “Fera do Luni” è la cosiddetta “Vuciata“: tipico atto di urlare per proporre la propria merce agli acquirenti, tentando di fare fortuna a discapito dei vicini compagni di vendita. Infatti, il mercato è una continua accozzaglia di urla e grida dove ognuno cerca di accaparrarsi la clientela presentando la propria merce seguita dal prezzo di vendita. Se i prezzi sono convenienti il volume delle urla aumenta proporzionalmente, quasi come a voler essere più convincenti. Le urla sono accompagnate da gesti macchinosi quanto spontanei. 

Un pescatore intento a scegliere il miglior pescato per un cliente
Un venditore di cozze

Cosa caratterizza il mercato di Catania?

Non è raro imbattersi in venditori che si apprestano ad urlare di avvicinarsi al proprio banco mentre dividono in tranci un Tonno o tengono in mano i Polpi, mostrando ai passeggianti quanto sono arzilli; ciò dimostra che sono freschi, appena pescati. Ad assistere a questo mosaico di vita quotidiana, dove non si ha il minimo dubbio di essere nel cuore pulsante della città, si torna indietro nel tempo. Basta guardarsi intorno: le mura cinquecentesche lasciano chiedersi se all’epoca esistesse già e se le azioni venissero ripetute con la stessa consuetudine e intensità. Camminare fra i vari banchi del pesce e notare i volti del pescatori così tenaci, forti, segnati dalla vita in mare, non lascia apprezzare nessuna probabile differenza fra i pescatori di oggi e quelli di uno o due secoli fa. Le epoche non sembrano essere trascorse e se non si fa caso agli indumenti appartenenti certamente alla nostra epoca e a qualche altro oggetto che potrebbe riportarci alla realtà, passeggiare nel brusio del mercato lascia decadere il concetto del tempo storico.

La “vuciata”, l”urlo commerciale” atto a pubblicizzare la propria merce e a rivelarne il prezzo, deve la propria presenza e perpetuazione nel tempo probabilmente alle residue usanze dalla dominazione islamica. Alle urla dei venditori si aggiungono quelle di chi chiede permesso perché sta trasportando delle grosse bacinelle con pesce fresco da recapitare al banco, lo strisciare delle bacinelle sul terreno, spesso bagnato e sudicio, le cadenze ritmiche dei coltelli sui banconi seguite dai colpi più lenti ma più possenti delle mannaie. Basta guardarsi intorno ed accorgersi solo dopo di altri rumori di sottofondo, prima celati all’udito perché soppiantati da altri più persistenti: le scope che ramazzano il pavimento. Si rivela praticamente un esercizio costante quello attuato dai venditori non impegnati nell’urlare alle persone di avvicinarsi o dai loro collaboratori: tenere più pulito possibile lo spazio circostante al proprio banco di vendita spazzando e spargendo ripetutamente acqua pulita.

Pescatori indaffarati a spostare i banchi di vendita

Il mercato di Catania come i mercati arabi.

A questo mix di suoni si aggiunge una mescolanza degli odori più disparati. Molto comune è l’imbattersi nell’odore forte e piacevole del prezzemolo e accorgersi soltanto dopo che si sta avvicinando un nugolo di ragazzi che propone di acquistarlo per condire al meglio le pietanze ittiche appena prese. I ragazzi che vendono il prezzemolo fanno la spola tra i banchetti del mercato, trotterellando fra pescatori e acquirenti mentre inebriano la scena con il forte odore. Oltre al prezzemolo propongono anche dei limoni chiusi in bustine trasparenti in quantità di sei o sette; si sa il limone è un ottimo condimento per le pietanze a base di pesce. A tutto questo va ad unirsi l’odore di sale, di mare, di altre spezie e della frutta. Nei botteghini adiacenti alla piazza e quindi al mercato, si incontrano venditori di origano, verdure fresche di raccolto proveniente dalle campagne limitrofe e addirittura venditori di carne che viene macellata in diretta sul posto; in modo da diversificare l’offerta per chi si reca al mercato. Non è raro, inoltre, trovarsi ad apprezzare un’arieggiata di frittura, magari qualcuno dei botteghini e già andato al passo successivo: la frittura del pescato. 

Così il mercato diventa un miscuglio di suoni, odori e colori, quasi a ricordare i tipici “Suk arabi” o le “Medine” del nord Africa. Un continuo ripetersi di gesti tanto arcaici quanto inconsapevoli, ci si dispiega dinnanzi, tra voci, odori, immagini, che testimoniano una autenticità non simulata.

Un pescatore aspetta i clienti al suo banco
Un pescatore seleziona il pesce come chiesto dal cliente
Nuovo pesce fresco subito portato sui banchi di vendita

Vale la pena vedere il mercato di Catania?

Assolutamente si, è un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.Le mani rugose dei pescatori, spesso colorate di rosso per il sangue dei pesci prima divisi in tranci, raccontano la storia di una terra che conserva ancora gelosamente la propria identità, custodendo la magia fra le proprie mura. I mercati ed in questo caso quello di Catania, raccontano la vera identità di una città, di un popolo. Quel popolo che sfugge ai riflettori e ai grandi mass media lo si può trovare e vivere in prima persona qui, fra le urla e l’odore forte del pesce appena pescato. Qui ognuno è un attore singolare e unico, un attore che interpreta la propria realtà, quella che la sua terra e le generazioni precedenti portano avanti da secoli; dove veracità e passione si fondono con il vero unico modo per salvaguardare le identità come queste: tramandare.

Ecco perché è importante vivere un’esperienza del genere, entrare nel mercato  e lasciarsi  trasportare. Sta al visitatore decidere se farsi trasportare del tempo, perdendone il senso durante la permanenza o se farsi trasportare dai suoni e dagli odori di quello che sembra essere uno dei patrimoni morali ,sociali e culturali che ormai stanno andando perduti nell’era della globalizzazione.

Questo i pescatori lo sanno bene eccome poiché ogni giorno a fine giornata ripuliscono bene i banchi di vendita, mettono tutto in ordine accuratamente; stanchi ma felici sono consapevoli che il giorno dopo devono continuare il loro prestigioso compito: coltivare e tramandare la propria identità.

Dove si svolge il mercato di Catania?

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Scoperti i fossili di dinosauri più antichi del mondo

Giuseppe Intrieri

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Nuovi studi su alcuni fossili ritrovati in Gran Bretagna confermano che essi sono i più antichi del mondo. Recita così la notizia uscita sul blog del sito ufficiale del Natural History Museum di Londra che riprende un paper di una ricerca appena pubblicata.

Tutto questo è stato possibile grazie all’impiego di modelli di machine learning in una ricerca in corso presso lo stesso museo. Si tratta di uno studio ancora in corso, ma se tutto andrà a buon fine questa tecnica consentirà di risolvere numerosi misteri della Paleontologia. 

Foto di Creative Vix, Pexel

Questi modelli di machine learning che il personale del Natural History Museum di Londra sta impiegando possono essere addestrati per identificare singoli denti di dinosauri. 

A capo di questa ricerca vi è Simon Wills, uno studente che sta svolgendo il Dottorato di Ricerca presso il NHM. Quello che di nuovo è emerso adesso, è che alcuni denti isolati ritrovati nel sud dell’Inghilterra potrebbero rappresentare i denti appartenenti ai più vicini e più antichi antenati degli uccelli mai scoperti prima.

Altri denti ritrovati nelle contee del Oxfordshire, Gloucestershire e Dorset si crede appartengono ai Maniraptorani, un gruppo di dinosauri di cui fanno parte anche i Velociraptor e che include gli uccelli e i loro più vicini antenati. 

Simon Wills commenta “le ricerche precedenti hanno suggerito che i Maniraptorani erano già presenti intorno al Giurassico Medio (175-162 mil. di anni fa circa) ma le prove fossili erano frammentarie e controverse. Insieme ai fossili che sono stati ritrovati altrove questa ricerca vuole suggerire che questo gruppo di dinosauri aveva già raggiunto una distribuzione globale in quell’epoca”.

E poi continua ancora : “I denti che sono stati analizzati durante i nostri studi sono gli unici fossili di Troodontidi e Terizinosauri mai registrati nel Regno Unito e sono la più antica testimonianza di questi dinosauri in qualsiasi parte del mondo”. Fra l’altro bisogna dire che i fossili del Giurassico Medio sono di per sé per molto rari, la cava di Woodeaton nell’Oxfordshire è un hotspot per il loro ritrovamento.  

I risultati delle ricerche sono stati pubblicati nella rivista “Papers in Palaeontology” e sono consultabili qui

Cosa sono i Maniraptora?

Facciamo un passo indietro e capiamo di più rispetto a questi dinosauri che nella loro classificazione raggruppano anche tutti gli uccelli viventi e dinosauri estinti come Deinonychus e Archaeopteryx.

La conoscenza di questo clado di dinosauri è stata molto importante per plasmare il modo in cui comprendiamo i dinosauri oggi. La descrizione del fossile di Deinonychus avvenuta nel 1969 smontò tutte quelle credenze secondo cui questi antichi rettili fossero animali lenti e goffi.

Dall’analisi dei resti si poté evincere che era un cacciatore abile e veloce nonostante aveva delle somiglianze con uccelli vivi. Alcuni Maniraptorani si sono conservati con le piume e con il tempo si fecero sempre più spazio le prove a conferma che gli uccelli sono diretti discendenti di questo gruppo di dinosauri

Fra i parenti più stretti degli uccelli ci sono gruppi come i Dromaeosauridi, dei quali fanno parte Velociraptor e Vectiraptor, così come gruppi correlati come i Troodontidi e Terizinosauri. Una cosa interessante da menzionare è che alcuni Maniroptarani, tra cui il Velociraptor, si crede erano ricoperti da piume, basato sulle evidenze dei fossili.

I Troodontidi sono un gruppo estinto simile a un uccello, mentre i Terizinosauri sono un clado di dinosauri con caratteristiche insolite come artigli estremamente grandi che misurano oltre 50 centimetri di lunghezza e la loro dieta risulta ancora oggi sconosciuta. 

I fossili di questi gruppi sono comuni nel Tardo Giurassico ma non sono ben noti nel Medio Giurassico.“Sebbene l’albero genealogico dei Maniraptorani suggerisca che si siano evoluti durante il Giurassico Medio, non ci sono molti fossili di questo periodo che lo dimostrino”, spiega Simon.

“Di conseguenza, qualsiasi potenziale Maniraptorano rimasto del Giurassico Medio è importante, perché può aiutarci a comprendere l’evoluzione dei dinosauri”. Questi resti sono spesso denti isolati, che possono essere difficili da assegnare a un particolare gruppo di dinosauri, e quindi vengono esclusi dai modelli evolutivi.”

La caratteristica dei denti di questi dinosauri di resistere all’erosione e al degrado ha permesso che resistessero e si conservassero come fossili in molti casi. Fino ad oggi si è sempre proceduto tentando di classificare i denti isolati sulla base di una varietà di metodi statistici, ma non sempre ha funzionato bene. La squadra di ricercatori in questo progetto ha lavorato per migliorare ciò e dimostrare che i modelli di apprendimento automatico possono raggiungere un’accuratezza fino al 96% nel processo di identificazione di denti isolati di gruppi di dinosauri già noti alla scienza. 

“L’uso dell’apprendimento automatico nella paleontologia dei vertebrati è ancora agli inizi”, aggiunge Simon. “Ciò è dovuto in parte alla necessità di disporre di un insieme completo di dati di addestramento affinché i modelli imparino a identificare i denti di diversi dinosauri, e in parte perché anche i modelli stessi possono essere piuttosto complessi.”

“Nel nostro studio siamo fortunati che sia già disponibile un set di dati relativamente ampio di misurazioni di denti di dinosauro che potremmo usare per addestrare i modelli.”

Filogenesi dei Maniraptorani e Dinosauri Teropodi- © WANG, Wei & O'Connor, Jingmai & Palasiatica, Vertebrata. (2017). Morphological coevolution of the pygostyle and tail feathers in Early Cretaceous birds. Vertebrata Palasiatica. 55. 10.19615/j.cnki.1000-3118.170118.
I Terizinosauri (segnosauro) vengono rappresentati così -© Focus

Come fanno i modelli di machine learning a identificare i fossili di dinosauro?

Ora è arrivato il momento di andare al dunque e capire meglio.

Affinché si potesse iniziare questo studio, i ricercatori hanno prodotto un modello 3d di ciascun dente di quelli ritrovati nel sud Inghilterra come detto ad inizio articolo. Per poterlo fare sono partiti dalla scansione ottenuta con la tecnica della tomografia computerizzata. I modelli di machine learning sono stati addestrati impiegando migliaia di denti di specie diverse di dinosauri. Sono stati utilizzati tre modelli e ogni modello analizza i dati in maniera differente, poi questi dati vengono combinati per fornire l’identità più probabile di ciascun dente. Come detto prima questo è risultato più accurato rispetto ad altri metodi statistici e i ricercatori si sono visti più fiduciosi nel riuscire a classificare i denti non identificati. 

Questi modelli sono stati poi applicati a quei denti isolati che non erano stati ancora identificati ed è venuto fuori che la maggior parte di questi campioni apparteneva ai Maniraptorani, in particolare ai Dromeaosauridi. Sono stati poi divisi, i campioni, in tre gruppi in base a forma e dimensione. 

Un altro dente è stato anche identificato come troodontide e un altro come terizinosauro. Tuttavia, questi dovevano essere ulteriormente qualificati confrontando la loro forma con i denti noti, poiché non potevano essere identificati dai soli modelli di apprendimento automatico.

Il risultato che è saltato fuori è che l’identificazione di questi due denti spinge indietro di 27 milioni di anni le origini di questi gruppi di dinosauri.

Confermando la presenza di questi gruppi di dinosauri nel Giurassico medio,la ricerca pubblicata supporta anche le teorie secondo cui i maniraptorani avevano già raggiunto una distribuzione mondiale prima che il supercontinente di Pangea iniziasse a disgregarsi circa 170 milioni di anni fa.

Questa disgregazione continentale avrebbe esposto questi dinosauri a una varietà di condizioni ambientali diverse, guidando la loro diversificazione in una gamma di nuove specie.

Questo significa che, man mano che il progresso tecnologico continua e la digitalizzazione renderà disponibile più informazioni per creare dati utili all’addestramento, è altamente probabile che i modelli di machine learning (apprendimento automatico), diventeranno più comuni come metodo per risolvere questioni nel campo della paleonotologia. 

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